L’odore del pane

 

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Dai campi, d’oro giallo vestiti, pennellati di papaveri rossi
si fa ricca la spiga, i fiordalisi a far corona, al limitare dei fossi.
La spiga dono di terra, d’acqua e di tanto sole, dal vento accarezzata
dalla pioggia baciata, dall’antico sapere e dall’onesto sudore coltivata.

Al caldo di giugno c’è aria di festa. Sì, la spiga è matura,
nella valle dorata è arrivato il tempo di mietitura.
Il mostro di ferro si mette in azione, la pianta dal basso taglia,
raccoglie tutto e divide il seme dalla paglia.

Il piccolo seme, steso sull’aia ad essiccare rimane
ma già promette l’odore, il dolce sapore di pane.
è odore di pace, di fame sfamata, di storia e di pazienza,
è odore di casa, di pane spezzato, diviso e condiviso con speranza.

Poi il seme diventa farina, bianca o integrale,
si unisce all’acqua, al lievito e a un pizzico di sale,
cotto nel forno alla temperatura ideale
ecco è nato il pane, in ogni luogo diverso, in ogni luogo uguale.

Quando io sarò re del mondo costruirò un forno grande come il mare
per cuocere il pane per tutti quelli che non hanno da mangiare
perché la felicità prima è, e rimane,
avere sempre in tavola il dolce sapore di pane.

(Edizioni del Baldo)