AMARE SIGNIFICA

 

 

 

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Amare significa
non avere paura di niente
non essere convenzionali
saper trasformare in pregi
i difetti di una persona
non misurarne la sua età
l’altezza e la ricchezza
scoprire di un’anima la dolcezza
sotto apparenze non avvenenti
desiderare mangiare l’erba di campo
anche quando la tavola è piena di caviale
illuminare con la luce degli occhi
il buio di un’anima trovando
le parole giuste per consolarla
non lesinare mai un sorriso
un bacio una carezza
a chi ti desidera davvero.

Amare significa
sprigionare energia da far brillare
di più le stelle, dar più calore al sole
più forza alla brezza che soffia
nelle vele delle barche e dei sogni
far spuntare una fontana nel deserto
rendere più profumati i fiori
più azzurro il cielo più candida la luna
far ritornare le rondini a primavera
tripudiare di gioia con i bambini a girotondo
piangere di felicità,
aver voglia di correre all’impazzata
sotto la pioggia e contro il vento
non sentire freddo neppure
se ti trovassi al polo nord
volare appeso ad un pallone
scalare una montagna più alta dell’Everest
attraversare a nuoto un intero mare
per riuscire a trovare chi desideri amare.

Ma amare significa anche
quando non ti senti amato a tua volta
vivi come una candela spenta 
diventare come un violino
con le corde tutte allentate
non riuscire più a dormire e respirare
non avere più fame più voglia di fare
odiare il giorno al pari della notte
piangere poi davvero
come un bambino sconsolato
che non ha nemmeno la mamma
che lo conforti tra le sue braccia
sentirsi non in grazia di Dio
ma un Cristo in croce che gli tocca
di soffrire facendo finta di niente
simulando allegria e sorrisi alla gente
impazzire, desiderare di morire
morire un po’ davvero
risuscitare con qualche nuova illusione
e morire poi ancora di più:

mio Dio perché mi centellini
così la morte?
e quante volte mi tocca
di morire ancora? da: camital  “…grande esposizione del mistero…AMORE! 

 

In ricordo di un caro anico

 

Termine Grosso 21.09.2014 natale 2015 005
Salmo 56
(Versione di Guido Ceronetti)

1. al maestro dei cantori
su Colomba delle mute lontananze
di David
preghiera notturna
quando lo presero i Filistim in Gat
2. Pietà di me o Dio
Questi uomini mi divorano
Non cessano di opprimermi e penarmi3. Pezzo per pezzo il nemico mi divora
E sono in gran numero a mangiarmi4. È un giorno di paura
O Altissimo io mi aggrappo a te

5. A Dio dà lode la mia parola
In Dio confido e cessa la paura
Chi è di carne cosa può farmi?

6. Ogni loro parola è per straziarmi
Ogni loro pensiero è per il male

7. Congregati occultati
Hanno preso i miei calcagni di mira!
Che è come togliermi l’anima

8. Per tanto crimine non abbiano scampo
Gettali Dio tra una folla adirata!

9. La mia fuga non l’hai tu scritta nel tuo Libro?
Non hai tu messo le mie lacrime nei tuoi barili?

10. Alla mia invocazione
I miei nemici dovranno sparire
Da questo io saprò che Dio è con me

11. A Dio dà lode la mia parola
Parole per lo darlo darò al Signore

12. In Dio confido e cessa la paura
Esseri umani cosa possono farmi?

13. Scioglierò i voti che ti ho fatto o Dio
Ti offrirò i sacrifici di Todàh

14. Sei tu che alla morte mi strappi
Che trattieni i miei piedi dal malpasso
E a Dio fai che io vada
Nella luce dei vivi

12 regole di igiene spirituale.

 

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Ogni pensiero pensato fino in fondo ed elevato a livello di coscienza contribuisce a formare la nostra vita.

1. Costruisci. La casa esteriore, prima o poi, è pronta. Chi non costruisce ininterrottamente quella interiore, finisce sepolto dai muri che crollano. Il lavoro non deve essere considerato una servitù, ma un modo per realizzare se stessi.

2. Sii capace di meravigliarti. Dove finisce lo stupore, finisce anche l’amore e la comprensione. Guai a coloro che passano col cuore cieco davanti alla bellezza del mondo e alla meraviglia dell’uomo che costantemente si trasforma.

3. Abbi fiducia. La sfiducia taglia le radici della vita, la fiducia le fortifica. Meglio essere delusi dieci volte che avvicinarsi al prossimo con sospetto. Se nei reciproci rapporti umani la prima cosa è lo stupore, la più alta è la fiducia.

4. Non ti aspettare pigne da un melo e mele da un pino. La grandine dei rimproveri sciupa le mele sul melo e le pigne sul pino. Bisogna rispettare la personalità dell’altro, senza volergli imporre la propria.

5. Prima di legarti a una persona, pensa se sarai capace di sopportare i suoi errori. Con le buone qualità tutti siamo capaci di convivere. Noi dimentichiamo troppo facilmente che l’altro è imperfetto come noi.

6. Prima di separarti da una persona, ricordati dell’ora più felice che hai trascorso con lei. Ci sono momenti di luce che illuminano tutta la vita, oasi che placano la sete delle lunghe peregrinazioni comuni nel deserto. Chi li dimentica, non era degno di averli e non li ritroverà mai più.

7. Concedi al Tu la porzione di solitudine che gli è necessaria. Le separazioni sono necessarie per conservare la vicinanza.

8. Non bisogna esitare e titubare, ma agire e osare.

9. Trascura il corpo piuttosto che lo spirito. L’anima è una realtà più autentica del corpo. Una persona che sia in equilibrio spirituale può superare fino a un certo grado il disagio fisico; ma se l’anima ha perso il suo baricentro, anche l’atleta più forte fallisce.

10. Armarsi per il giorno, confidare per la notte. Inizia e chiudi la giornata con una meditazione. Come pulisci il tuo corpo mattina e sera, allo stesso modo purifica anche la tua anima, affinché non ne emani alcun cattivo odore. Fai attenzione alla dieta dell’anima. Già nelle Upanishads la cattiva lettura era considerata un peccato imperdonabile.

11. Sii sempre consapevole di essere lo strumento di qualcuno che è superiore. Nella gabbia dell’Io si soffoca in fretta. Chi si sottomette volontariamente a Dio, e si pone volontariamente al servizio di una persona buona o di una buona causa, sarà in grado di controllare la propria vita.

12. Vivi come se ogni giorno fosse il primo e l’ultimo. La morte è onnipresente, perciò non privare di una gioia chi se l’aspetta da te, e concedila anche a chi è lontano e non osa aspettarsela da te. Chi sa far crescere la gioia, serve Dio. Controllare la vita è compito nostro, realizzarla è grazia. (Zenta Maurina Raudive)

 

  Se potessi vivere di nuovo la mia vita

 

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Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere
così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo mi sono preso qualche momento di allegria.
ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Che, se non lo sapete, di questo
è fatta la vita,
di momenti: non perdere l’adesso.
Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell’acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all’inizio
della primavera
e resterei scalzo sino alla fine dell’autunno.
Farei più giri in calesse,
guarderei più albe
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.

Don Herold

Respira con me

 

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Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere.

Ricordati che un albero con molta chioma e poco radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento.

Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.

E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta.

Respira con profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno  in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora.

Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore.

Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta.

 

(Susanna Tamaro)

L’odore del pane

 

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Dai campi, d’oro giallo vestiti, pennellati di papaveri rossi
si fa ricca la spiga, i fiordalisi a far corona, al limitare dei fossi.
La spiga dono di terra, d’acqua e di tanto sole, dal vento accarezzata
dalla pioggia baciata, dall’antico sapere e dall’onesto sudore coltivata.

Al caldo di giugno c’è aria di festa. Sì, la spiga è matura,
nella valle dorata è arrivato il tempo di mietitura.
Il mostro di ferro si mette in azione, la pianta dal basso taglia,
raccoglie tutto e divide il seme dalla paglia.

Il piccolo seme, steso sull’aia ad essiccare rimane
ma già promette l’odore, il dolce sapore di pane.
è odore di pace, di fame sfamata, di storia e di pazienza,
è odore di casa, di pane spezzato, diviso e condiviso con speranza.

Poi il seme diventa farina, bianca o integrale,
si unisce all’acqua, al lievito e a un pizzico di sale,
cotto nel forno alla temperatura ideale
ecco è nato il pane, in ogni luogo diverso, in ogni luogo uguale.

Quando io sarò re del mondo costruirò un forno grande come il mare
per cuocere il pane per tutti quelli che non hanno da mangiare
perché la felicità prima è, e rimane,
avere sempre in tavola il dolce sapore di pane.

(Edizioni del Baldo)

XII – L’INFINITO

 

 

 

Puerto Ventura 14 giu2010 081

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

(Giacomo Leopardi)

Ascoltare

Porto santo 2014 126

Ascoltare nel silenzio, al di là delle parole e delle circostanze, ciò che l’altro ha nel più profondo di sé: le domande, le attese, che a volte non conosce, ma che gli sono proprie.

Ascoltare è accogliere le sue parole, anche se sono maldestre, come espressione di ciò che è, di ciò che cerca.

Ascoltare è capire la sua domanda, che è sempre la stessa <<mi ami>>, <<mi vuoi bene ?>>.

Essserci veramente perché l’altro  non si senta solo in un monologo, anche se non sei capace di rispondere.

Ascoltare è ricevere le sue parole per quello che sono, rispettando il motivo che le ha fatte uscire dal silenzio.

Ma prima di tutto, occorre ascoltare ciò che tu stesso hai nel più profondo di te, superando le paure, aiutandoti con le tue tristezze come anche con i segni che indicano l’assenza di ciò che desideri: << Cuore che sospira non ha ciò che desidera>>.

Ascoltare è comprendere i tuoi deideri, poi metterli in ordine per essere più determinato nella tua ricerca e nella tua capacità di accoglienza.

Allora vedrai la vita dell’altro risvegliarsi, esplodere, espandersi senza limiti.

(Charles Prince)